Nel luglio 1992 cosi ero il primo ad impegnarmi volontariamente con i profughi nella zona di Ptuj. Il lavoro principale era l'animazione dei bambini. In quanto le modalita il lavoro con i bambini era semplice: giocare, passeggiare, disegnare... In quanto all'impegno personale invece era assai faticoso. I bambini erano molti, poi un po' nervosi, talvolta agressivi, incapaci di organizzare un gioco collettivo, piangevano per le cose insignificanti... E' il fenomeno della regressione psicologica - tipica per i bambini che hanno vissuto i bombardamenti ed altri orrori della guerra. Percio lavorare con loro richiedeva un atteggiamento, per cosi dire, terapeutico. Loro erano vere vittime della guerra.
Un altro compito che ho avuto era quello del'apotecario e del pronto soccorso. Per due ore al giorno distribuivo medicine leggeri e vitamine. Qualche volta mi toccava anche di fasciare le ferite della guerra.
In campo c'era anche una trentina di cattolici di Mostar. Con loro ho organizzato spesso la preghiera del rosario per la pace. Volevo fare anche un po' di catechesi. Pero al primo incontro sono venuti numerosissimi bambini musulmani. Per non creare tensioni e facili sospetti di proselitismo ho smesso con la catechesi e mi sono concetrato nell'animazione in senso vasto.
L'anno scorso le attivita nel campo ci siamo divisi con Marin Vicar. La Congregazione ci ha dato a disposizione una macchina e questo da una parte ha facilitato molte cose, dall'altra ha moltiplicato gli impegni. Il lavoro principale era quello di accompagnare dal medico gli anziani e le giovani madri con i loro neonati. Il contatto con il campo di Ptuj e tutt'ora vivo. Quando possiamo mandiamo un po' di aiuto. Per mese di agosto invece stiamo preparando in Slovenia un incontro europeo dei giovani. Cercheremo di animare i bambini nei nove diversi campi-profughi.
Per concludere direi questo: Due anni fa nella nostra citta di Ptuj bisognava abbattere il muro dell'indifferenza che regna in Slovenia, avvicinarsi al diverso e contribuire cosi alla riconciliazione tra i popoli. Bisognava mostrare che la Chiesa sta sempre da parte del piu povero seanche i profughi in quanto musulmani per il clero locale sembrava che non entravano sotto la competenza della pastorale. M. ed io, da giovani studenti, forse non eravamo all'altezza di un tale compito, ma abbiamo tentato di vivere coerentemente e sinceramente il nostro carisma clarettiano.
Branko Cestnik CMF
NUNC, Primavera 1994